Io non ho paura

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    7 aprile - Ore 10.00 - Cavallerizza Reale - Via Verdi 9 - Torino

    Nella mente del terrorista

    Dialogo fra Maurizio Balsamo e Marco Belpoliti

     

    «In un suo lavoro sul tema della violenza, il filosofo Balibar scriveva che se noi possiamo pensare alle molteplici radici, politiche, economiche, storiche capaci di delineare l’humus della violenza e del terrore, nessuna di queste ragioni appare però capace di spiegare il grado di crudeltà o di distruttività umana che si ritrova in questi atti ed allora, per tentare di capire, non c’è altra soluzione, forse, che far ricorso alla psicoanalisi.

    Questo ricorso però non significa che troveremo qualche spiegazione nella cosiddetta “mente del terrorista” o nella sua storia personale, quanto nella presa in considerazione di funzionamenti deindividualizzati, reticolari, di massa, che si aggregano intorno ad un vertice di idealità mortifera, esito di complessi dispositivi di desublimazione collettiva, slegamento simbolico, che permettono il ritorno del nucleo di violenza depositato/controllato dal religioso, determinando in tal modo strutture identitarie che potremmo definire “comunità dell’odio”.

    Queste aggregazioni a loro volta sono soggette ad un doppio meccanismo di funzionamento. Lo s-legamento di tutti i processi culturali, sublimatori, di umanità, determina la dimensione mortifera delle stesse comunità che tendono al proprio stesso annientamento ( nel gesto suicidario o nel progetto megalomane di dominare il mondo), dall’altra, nel tentativo di arrestare il tempo e di congelare il punto di non ritorno nella deumanizzazione e nella catastrofe così raggiunta, istituiscono e rimettono in circolo arcaismi simbolici, linguistici, rituali del passato che mostrano un carattere altamente perturbante di anacronismo.»

    Maurizio Balsamo

     

    «Ci si può mettere nella testa di un giovane terrorista islamico e immaginare le ragioni che lo inducono a morire per uccidere? Facendo riferimento all’epocale attacco alle Torri gemelle e agli eccidi che da allora si sono succeduti in questi sedici terribili anni, cerco di capire perché il martirio sia diventato un’attrattiva possibile per giovani uomini e donne: è la giovinezza, infatti, uno degli elementi che accomunano gli attentatori, sempre più spesso adolescenti, manipolati da predicatori più anziani di loro e indotti con la promessa del paradiso, di una vita ultraterrena migliore, a sacrificare le loro giovani vite per la causa della jihad islamica.

    Di questo gesto estremo, che sfugge al pensiero razionale, indago le motivazioni recondite, annidate in un credo religioso o ideologico e pronte all’uso per quella parte di popolazionemusulmana che, nelle periferie urbane di Londra, Parigi, Bruxelles, Nizza, vive un senso di inferiorità. Chi sono i terroristi suicidi cerca di inquadrare e scandagliare un fenomeno decisivo e traumatico del nostro tempo, mette in campo tutti gli strumenti del sapere a nostra disposizione: la letteratura (Albert Camus, Salman Rushdie, Michel Houellebecq), la storia, la psicologia sociale, la psicoanalisi, l’antropologia. Per comprendere quello che a noi occidentali continua ad apparire come l’incomprensibile: morire per un ideale religioso.»

    Marco Belpoliti

     



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BC Gurus